13 NOVEMBRE 2015

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Ho avuto la necessità di far passare un po’ di giorni, per far decantare la rabbia, mettere in ordine i pensieri, asciugare il cuore e l’anima… o almeno provarci. E non ce l’ho fatta. Il mio cervello è ancora preda di sentimenti contrastanti, sono umana, per natura contrastare gli istinti è difficile.
E sono ancora arrabbiata. Tanto. Ho lavorato su me stessa, ma non ci sono riuscita. Sono incazzata, incazzata nera con chiunque uccida innocenti, in qualsiasi parte del mondo, non c’è Francia, Siria, Iran, Iraq, Marocco, Israele, Libano… C’è il mondo, tutto, intero. Non c’è morte di serie A o di serie B, la morte è uguale ovunque, fredda, dolorosa, devastante. È morte e basta. Parigi è la città che ho chiamato e mi piacerebbe chiamare casa, la amo, ho amici, contatti, luoghi che sono nel cuore e non nego che i fatti avvenuti nella città delle luci mi abbiano colpito nel profondo, siamo vicini, siamo legati. E che la morte sia arrivata nei luoghi della vita, del divertimento, della spensieratezza mi ha distrutto. Quelle luci si sono spente. La musica non ha avuto più suono, note distorte e cupe, non entrerò più in un locale con l’animo sereno per molto tempo. Questo sono riusciti a fare, hanno calato un velo sulla spensieratezza. Sulla musica che mi ha sempre fatta sentire sicura.
Siete esseri vigliacchi, assassini, tutti voi, assetati di soldi e potere, vi nascondete dietro il nome di un dio qualunque e ce l’ho con tutti voi indistintamente, politici, trafficanti d’armi, presidenti, papi, capi di stato, voi che indossate divise, cravatte, corone. Vi auguro di riprendere coscienza e di soffrire 10, 100, 1000 volte, di recuperare il dono dell’amore e di patire per la perdita delle persone amate 10, 100, 1000 volte. Io vi maledico con tutta la forza che ho in corpo. Non ce la faccio ad essere moderata, perchè non c’è niente che giustifichi lo spargimento di sangue di innocenti, né ragion di stato, né soldi, né potere e tantomeno nessun dio. Non esiste assoluzione. Per voi spero una vita di 120 anni e in questa vita vi auguro di passare sempre notti terribili, invase dagli occhi di chi avete ucciso e ad ogni sogno avere lo stesso tormento. E di nuovo vi maledico, con tutto il mio essere e lo faccio ora che sono accecata dalla rabbia. Ma badate bene, io non vi odio, non avrete il mio odio. Proverò rabbia, tanta, dolorosa, per molto tempo ancora, ma non vi odierò, non vi farò questo regalo. Non ne siete degni. Io non mi abbasserò al vostro disgustoso livello.

3 pensieri su “13 NOVEMBRE 2015

  1. Francesca

    Vero… Ne ho parlato anch’io, che cerco sempre una storia per parlare di cibo…. E ho un figlio che vive a Parigi, che va all’università, prende la metro. E, nonostante la paura, vive. È tutto ciò che, esseri impotenti e fragili, possiamo fare. Sforzarci di vivere. Anche con rabbia.

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    1. ALICE - Salvia & Rosmarino Autore articolo

      Francesca, ho pensato a lungo se pubblicare o meno questo post. Ero davvero molto combattuta… serviva anche il mio pensiero su questa situazione? Ma alla fine ho capito che i nostri blog sono un po’ come diari in cui, attraverso il cibo, raccontiamo emozioni, gioiose, fresche, colorate e perché no, anche dolorose, fanno sempre parte dl nostro essere, anche se talvolta si tingono di rabbia. Quindi si, ci stava pure il mio di pensiero, che è quello di una donna ancora annebbiata, poco razionale. E chissà, spesso scrivere e raccontare serve ad esorcizzare certe paure e credo aiuterà anche me.
      Il tuo blog è pieno di tutto ciò che amo, complimenti Francesca :-)

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      1. francesca

        Complimenti a te! Il tuo blog è…. è un bel posto.
        Mi piace per varie ragioni, non ultima quella che (in un vasto mare di banalità) hai qualcosa da dire. E lo dici bene e con cura.
        Io sono decisamente alle prime armi (sotto diversi punti di vista, a parte quello anagrafico), ma per me la regola è che se non c’è una storia, non c’è neanche un piatto. Mi piace pensare che il filo conduttore sia questo. C’è il giorno della leggerezza, dell’ironia, delle cose facili e quello dei pensieri cupi, delle atmosfere gravi. C’è quello che, in fondo, siamo noi. Tra padelle e parole.
        Torno a trovarti presto.

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